
mostra
paessagio alpino: mutazioni
08.02. - 21.03.2004
Basilico | Barbieri | Casolaro | Gursky | Guidi | Inderst
| Linke | Schletterer | Spinatsch | Vaccari
In mostra sono presenti diversi protagonisti della fotografia
italiana come Gabriele Basilico, Guido Guidi e Olivo Barbieri,
che già negli anni Ottanta si sono relazionati tramite
il medium della fotografia al territorio con l'intento di
testimoniare che il cambiamento del paesaggio si trova nelle
realtà marginali e soprattutto nelle zone della mobilità.
Di Gabriele Basilico saranno esposte una serie di opere realizzate
negli ultimi anni nella periferia di Bolzano su commissione
della Provincia Autonoma di Bolzano al fine di indagare il
volto più anonimo e nuovo della città senza
retorica, ma anzi conferendo silenziosa dignità ad
ogni situazione architettonica. Guido Guidi ha concentrato
il suo sguardo sulla trasformazione del paesaggio nella zona
pedemontana di Treviso cercando di interrogarsi su un mutato
concetto di spazialità mediante prospettive ravvicinate,
mentre Olivo Barbieri ha realizzato i propri lavori dall'elicottero,
ovvero con una prospettiva dall'alto, che gli ha permesso
di cogliere i mutamenti delle foreste della Baviera del Sud
così come di alcune aree valdostane sulla base dei
pattern che l'intervento umano genera nei contesti naturali.
In questo senso è anche da intendere la presentazione
di un vecchio progetto di un altro grande protagonista della
scena italiana come Franco Vaccari: in un viaggio da Modena
a Graz ha concentrato il proprio sguardo sul retro dei camion
che viaggiavano nella sua direzione e su squarci di paesaggio
che riusciva a carpire, aggiungendo così un altro tassello
alla presa di coscienza che oggi viviamo e recepiamo sempre
più il territorio in un diffuso stato di attraversamento.
Numerosi giovani artisti hanno continuato a cercare di "misurare"
il territorio con la fotografia e il video. Hanno assimilato
le tendenze della fotografia degli anni Ottanta e hanno individuato
nel medium fotografico uno strumento privilegiato per relazionarsi
al territorio che li circonda. Nei loro percorsi le immagini
fotografiche così come quelle in movimento sono relazioni
con il mondo, capaci di restituire uno sguardo denso e complesso
sulla realtà, che si distingue dal modo di vedere comune
e diventa esperienza autentica. I lavori di Gea Casolaro nascono
dalla consapevolezza di una generalizzata diffusione della
condizione dell'attraversamento e delle sue modalità,
di cui coglie solo un particolare frammento. L'interesse che
guida lo sguardo della fotografa romana non risiede tanto
nell'inquadrare architetture o ambienti quanto nell'assecondare
un senso di precarietà, o per lo meno di permanente
mobilità, annunciato dai soggetti: non effettua riprese
panoramiche che ci permettono di cogliere l'insieme di una
situazione, ma realizza prevalentemente visuali parziali che
alludono ad uno stadio successivo.
L'austriaco Nikolaus Schletterer negli ultimi anni con le
sue grandi fotografie a colori ha tracciato una personale
"mappa" del paesaggio europeo: con uno sguardo poetico
ma al contempo privo di pathos ha catalogato luoghi e soggetti
apparentemente banali per interrogarsi sull'evoluzione del
paesaggio naturale attraverso le dinamiche del turismo e dell'industria
ad esso connessa.
Nelle sue fotografie ambientate in contesti alpini lo svizzero
Jules Spinatsch predilige prospettive ravvicinate e deformanti,
che generano un disorientamento sensoriale nello spettatore;
sovente l'attenzione dell'obiettivo si concentra su motivi
naturali o artificiali, che formano una sorta di texture sulla
superficie dell'immagine e mettono in secondo piano la specificità
del luogo.
La ricerca di Armin Linke unisce motivazioni estetiche,
antropologiche e sociali volte a sondare l'impatto umano con
il territorio. L'ultimo progetto di Armin Linke si concentra
su un territorio geograficamente vicino all'artista: si tratta
di un film in pellicola intitolato Le Alpi in movimento, che
ha come obiettivo la documentazione della varietà e
dell'intensità dei flussi, naturali ed artificiali,
che oggi caratterizzano il territorio dei paesi attraversati
dalla catena alpina.
Tutti gli autori presenti in mostra seguono un loro preciso
percorso, ma sono accomunati da un uso "non-turistico"
del medium fotografico, ovvero dall'intento di cogliere realtà
più nascoste e meno evidenti. Sovente lavorano sullo
spiazzamento di noi spettatori che abbiamo in mente immagini
di luoghi fisse e preconcette, trasmesse dalla televisione
o mediate dalla cartellonistica. Deviando da queste immagini
fittizie inducono ad una presa di coscienza dello spazio in
cui ci muoviamo. L'obiettivo di .scapes consiste proprio nel
fatto di contribuire a gettare un nuovo sguardo sulle trasformazioni
di un territorio che ci circonda e di favorire un rinnovato
riappropriamento dello stesso mediante gli sguardi affatto
scontati dei fotografi presentati.
Letizia Ragaglia, curatore
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