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.scapes

Inaugurazione: 06 febbraio 2004
Durata: 07 febbraio - 21 marzo 2004
Artista/i: Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Gea Casolaro, Andreas Gursky, Guido Guidi , Johannes Inderst, Armin Linke, Nikolaus Schletterer, Jules Spinatschs, Franco Vaccari
a cura di: Thomas Demetz

In mostra sono presenti diversi protagonisti della fotografia italiana come Gabriele Basilico, Guido Guidi e Olivo Barbieri, che già negli anni Ottanta si sono relazionati tramite il medium della fotografia al territorio con l'intento di testimoniare che il cambiamento del paesaggio si trova nelle realtà marginali e soprattutto nelle zone della mobilità. Di Gabriele Basilico saranno esposte una serie di opere realizzate negli ultimi anni nella periferia di Bolzano su commissione della Provincia Autonoma di Bolzano al fine di indagare il volto più anonimo e nuovo della città senza retorica, ma anzi conferendo silenziosa dignità ad ogni situazione architettonica. Guido Guidi ha concentrato il suo sguardo sulla trasformazione del paesaggio nella zona pedemontana di Treviso cercando di interrogarsi su un mutato concetto di spazialità mediante prospettive ravvicinate, mentre Olivo Barbieri ha realizzato i propri lavori dall'elicottero, ovvero con una prospettiva dall'alto, che gli ha permesso di cogliere i mutamenti delle foreste della Baviera del Sud così come di alcune aree valdostane sulla base dei pattern che l'intervento umano genera nei contesti naturali. In questo senso è anche da intendere la presentazione di un vecchio progetto di un altro grande protagonista della scena italiana come Franco Vaccari: in un viaggio da Modena a Graz ha concentrato il proprio sguardo sul retro dei camion che viaggiavano nella sua direzione e su squarci di paesaggio che riusciva a carpire, aggiungendo così un altro tassello alla presa di coscienza che oggi viviamo e recepiamo sempre più il territorio in un diffuso stato di attraversamento.

Numerosi giovani artisti hanno continuato a cercare di "misurare" il territorio con la fotografia e il video. Hanno assimilato le tendenze della fotografia degli anni Ottanta e hanno individuato nel medium fotografico uno strumento privilegiato per relazionarsi al territorio che li circonda. Nei loro percorsi le immagini fotografiche così come quelle in movimento sono relazioni con il mondo, capaci di restituire uno sguardo denso e complesso sulla realtà, che si distingue dal modo di vedere comune e diventa esperienza autentica. I lavori di Gea Casolaro nascono dalla consapevolezza di una generalizzata diffusione della condizione dell'attraversamento e delle sue modalità, di cui coglie solo un particolare frammento. L'interesse che guida lo sguardo della fotografa romana non risiede tanto nell'inquadrare architetture o ambienti quanto nell'assecondare un senso di precarietà, o per lo meno di permanente mobilità, annunciato dai soggetti: non effettua riprese panoramiche che ci permettono di cogliere l'insieme di una situazione, ma realizza prevalentemente visuali parziali che alludono ad uno stadio successivo.
L'austriaco Nikolaus Schletterer negli ultimi anni con le sue grandi fotografie a colori ha tracciato una personale "mappa" del paesaggio europeo: con uno sguardo poetico ma al contempo privo di pathos ha catalogato luoghi e soggetti apparentemente banali per interrogarsi sull'evoluzione del paesaggio naturale attraverso le dinamiche del turismo e dell'industria ad esso connessa.

Nelle sue fotografie ambientate in contesti alpini lo svizzero Jules Spinatsch predilige prospettive ravvicinate e deformanti, che generano un disorientamento sensoriale nello spettatore; sovente l'attenzione dell'obiettivo si concentra su motivi naturali o artificiali, che formano una sorta di texture sulla superficie dell'immagine e mettono in secondo piano la specificità del luogo.

La ricerca di Armin Linke unisce motivazioni estetiche, antropologiche e sociali volte a sondare l'impatto umano con il territorio. L'ultimo progetto di Armin Linke si concentra su un territorio geograficamente vicino all'artista: si tratta di un film in pellicola intitolato Le Alpi in movimento, che ha come obiettivo la documentazione della varietà e dell'intensità dei flussi, naturali ed artificiali, che oggi caratterizzano il territorio dei paesi attraversati dalla catena alpina.

Tutti gli autori presenti in mostra seguono un loro preciso percorso, ma sono accomunati da un uso "non-turistico" del medium fotografico, ovvero dall'intento di cogliere realtà più nascoste e meno evidenti. Sovente lavorano sullo spiazzamento di noi spettatori che abbiamo in mente immagini di luoghi fisse e preconcette, trasmesse dalla televisione o mediate dalla cartellonistica. Deviando da queste immagini fittizie inducono ad una presa di coscienza dello spazio in cui ci muoviamo. L'obiettivo di .scapes consiste proprio nel fatto di contribuire a gettare un nuovo sguardo sulle trasformazioni di un territorio che ci circonda e di favorire un rinnovato riappropriamento dello stesso mediante gli sguardi affatto scontati dei fotografi presentati.

Letizia Ragaglia, curatore

 

concetto e direzione

 


Arch. Thomas M. Demetz, Bolzano

   


consulenza e collaborazione

 


Arch. Markus Scherer, Bolzano
Arch. Angelika Margesin, Merano
Arch. Barbara Verdorfer, Merano
Arch. Harald Stuppner, Merano

   


curatore

 


Letizia Ragaglia

Gabriele Basilico, Bozen West 1998, Proprietà Provincia Autonoma di Bolzano, Ass. alla Cultura Italiana
Armin Linke, Videostils: Alpen in Bewegung 2002-2003, im Besitz des Künstlers
Franco Vaccari,700 km di esposizione, 1972 Im Besitz des Künstlers
Olivo Barbieri, Centrale Idroelettrica Maên, opera di Giovanni Muzio ( 1924-28 ), Maên, Valtournench, April 2003, im Besitz Regione Autonoma Valle d'Aosta