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+Positive

Inaugurazione: 30 novembre 2018, 10:05
Durata: 11 settembre 2004 - 09 gennaio 2005
Artista/i: Conrad Hendrik Botes, Canan Dagdelen, Weng Feng, Gugginger Künstler, Mona Hatoum, Jenny Holzer, Elisabeth Hölzl, Johanna Kandl, William Kentridge, Sabrina Mezzaqui, Peter Sandbichler, Franco Vaccari, Made Wianta
a cura di: Valerio Dehò

Arte e guerra sono da sempre in stretto contatto. Entrambe fondano la loro relazione su sovranità e potere, entrambe - arte e guerra - producono le loro immagini e rendono vivibile il loro effetto.

Le guerre rappresentano rilevanti motori della storia, delle strutture politiche e geopolitiche, delle scienze tecnologiche e quindi pure della cultura. Le esperienze del 20° secolo fino alle crisi costanti ed il terrorismo globale del presente, mostrano, che, citando Sigmund Freud, gli sviluppi della cultura non fanno parte del progresso umano. I fenomeni della violenza e della crudeltà sembrano molto più fare parte della società civile, il che non rappresenta uno stato d’eccezione ma una minaccia quotidiana per il cittadino. Ogni giorno ognuno può incontrare guerra e venire sfiorato da essa. Dalla moda alla cultura pop, dai prodotti ai programmi, guerra e violenza fanno ormai parte della nostra quotidianità, poiché  parlare di una “Guerra come cultura di massa nel 21° secolo” (T. Holert/M. Terkissidis) non è poi tanto errato. Nei secoli, l’arte come risposta riflessiva ad ogni forma di verità è stata ripetutamente messa in discussione e rivalutata dal fenomeno della paura e distruzione, e non ultimo, confronta la nostra esistenza con l’irreversibile verità sotto forma della (possibile) morte.

La 2a biennale di Merano arte si confronta con questi temi e propone prese di posizioni estetiche dell’arte come possibile e necessaria risposta alle immagini ed all’evolversi del presente.

Dato lo spavento, ed allo stesso tempo, il fascino che sprigionano, costruiscono, come ogni corrente artistica contrapposta alla guerra, lo stretto cammino da percorrere tra le due reazioni anteposte.

+positive vuole capire e mostrare gli impulsi individuali, artistici e critici dati dalla guerra e le sue conseguenze. Da essi nasce una varietà di forme espressive che si rispecchiano nel campo del sociale, dell’individuale e spirituale. L’arte diventa piattaforma di un impiego umanitario così come specchio dei cambiamenti psichici e sociali causati dalla guerra.

Il tema della spiritualità negli ultimi anni è emerso con forza come un’esigenza sempre più pressante.  Il materialismo del mondo occidentale alimentato da un’economia costantemente alla ricerca del profitto e di nuovi consumatori, è diventata così forte che ormai gli stessi limiti psicologici e di resistenza culturale degli individui sono messi a dura prova. Inoltre è chiaro che il crollo definitivo delle contrapposte ideologie negli anni novanta, ha creato non solo un vuoto politico, ma anche un vuoto spirituale. Il cinismo come risposta all’aggressività del mondo contemporaneo non sembra più essere una risposta sufficiente.

Credere in alcuni valori condivisi da altre persone, è probabilmente una necessità dell’uomo in quanto animale sociale. L’estremo individualismo della società attuale in campo economico e dell’affermazione nel mondo del lavoro, è opposta al bisogno delle persone di credere in alcuni valori umani e religiosi, anche al di là delle religioni riconosciute.

Parallelamente si avverte l’esigenza anche da parte degli artisti, di cooperare per forme di recupero sociale con handicappati o malati di mente. Di manifestare con l´arte la partecipazione alle sofferenze degli altri e dei soggetti deboli.

Altro terreno in cui si esplica il bisogno di essere e pensare positivo è quello delle aree di guerra. Molti artisti, per esempio in Medio Oriente, partecipano con opere d’arte non solo alla sofferenza del proprio popolo, ma anche alla ricerca di una soluzione per fare a meno del conflitto.

Le situazioni di guerra, come per esempio è stato in Bosnia, hanno trovato negli artisti delle forme straordinarie di partecipazione. La stessa tendenza da parte di molti artisti a usare l’arte come documentazione degli angoli bui del pianeta si iscrive nel bisogno di contribuire con l’arte alla comprensione, se non alla soluzione, dei mille conflitti che si combattono  in questo momento nel mondo.

Guerra e arte sono da sempre temi dai quali gli artisti hanno saputo trarre impulsi intellettuali e critici per le loro opere. E sono proprio il terrorismo mondiale e le continue situazioni di crisi dei nostri tempi, che costringono artisti e artiste a prese di posizioni attive, propagando, attraverso i mezzi dell’arte, la difesa dei valori individuali, umani e pacifici. L’arte assume dunque una forma di strumento d’illuminazione, che cerca, in modo sovversivo od offensivo, di contrattaccare agli intrighi di violenza e restrizione di libertà.